Tema: Dio mio, Dio mio, perché?
Canto iniziale: Narrerò tra i popoli
Mc 15, 33-34
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Ascolto della Parola: Mc 15, 33-34
Commento
L’evangelista inquadra la scena con due coordinate: è mezzogiorno ed è buio. Così indica che il ciclo della natura è sospeso e che ritorna il caos delle origini, quando non c’era ancora la luce. Le tre ore di buio rappresentano la partecipazione all’evento della creazione dell’uomo nuovo e suggeriscono perciò una misteriosa presenza di Dio, che nell’Antico Testamento si era manifestata in una nube densa e oscura (Esodo), nelle tenebre e nell’oscurità, con una voce che si fa udire nelle tenebre (Deuteronomio).
Nel grido di Gesù si esprime la ferita dell’abbandono di Dio, degli amici e dei discepoli. La sua domanda, che è quella radicale di ogni uomo, rimane senza risposta: si ha l’impressione che Dio sia nascosto ed elusivo e che la morte sia l’esperienza assoluta di impotenza. Da un altro punto di vista, il grido di Gesù rappresenta il gesto estremo di solidarietà con l’uomo: Gesù non urla per affermare se stesso, ma pronuncia una preghiera, citando il salmo 22, che è la preghiera dell’innocente.
Il salmista, la cui fede è stata provata, confessa la sua fede nella fedeltà di Dio: la sua è una preghiera confidente che sulla disperazione fa fiorire la speranza. Sulla croce il Figlio pronuncia questa preghiera, proprio nel momento in cui fa esperienza di un abbandono abissale, senza consolazione. La domanda di Gesù mette insieme tutti i perché di chi sente abbandonato, di chi ha paura di essere consegnato solo a stesso, di trovare soccorso solo in se stesso.
Dio sembra assente. Eppure Gesù non lo chiama con queste parole. Usa invece due volte un vocativo e un possessivo, che esprimono la sua professione di fede in un Dio che sente appartenergli e a cui sente di appartenere, anche quando è silenzioso. Il grido di Gesù è un passo per avvicinarsi al Padre non assente, ma silenzioso.
In questo modo Gesù tiene vivo il legame con il Padre e questo suo modo di fare ci invita a tenere sempre viva la parola, anche nelle nostre relazioni.
Il “perché” di Gesù non è causale, ma finale e si deve intendere pertanto nel senso di “a quale scopo”. La domanda di Gesù si può dunque esprimere in questi termini: “che spazio ha questa mia sofferenza all’interno del tuo progetto di amore? A che cosa può servire?” In questo senso la domanda di Gesù apre al futuro.
Infine il silenzio di Dio permette di vedere meglio la sua immagine autentica: non è un deus ex machina che risolve i nostri problemi, è un Dio sofferente che ci aiuta. Il Padre resta in silenzio: non ha altre parole da aggiungere dopo il dono totale di suo Figlio, del Logos incarnato.
Canto finale: Chi ci separerà